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Requisiti per le diciture di ‘Naturale’, ‘Sano’, ‘Senza glutine’, ‘Biologico’ e ‘Non-OGM’

Sempre più consumatori si stanno unendo al movimento delle “etichette trasparenti” e stanno volgendo le spalle a ingredienti artificiali, conservanti, antibiotici e altri cibi artificialmente modificati. Secondo Nielsen, il 48 percento dei consumatori americani sceglie prodotti locali, naturali e biologici, quando possibile; inoltre, uno studio del Journal of Food Science ha dimostrato che i consumatori sono disposti a pagare di più per prodotti che espongono l’etichetta “all-natural”.

Queste statistiche hanno portato i produttori alimentari a chiedersi quali siano le regole del gioco delle “etichette trasparenti”. Giganti della produzione, come Campbell Soup o Mondelez, stanno semplificando la lista degli ingredienti per eliminare coloranti artificiali, conservanti o aromi e includere ingredienti riconoscibili dal consumatore medio. Cogliere questa tendenza del mercato produce notevoli vantaggi di marketing e non mostra segnali di diminuzione.

Definizione di ‘Natural’

Attualmente, la FDA non possiede nessuna definizione ufficiale di  “Natural” (naturale), ma da tempo l’agenzia concorda con il significato per il quale “nulla di artificiale o sintetico (inclusi tutti i coloranti additivi di qualsiasi origine) sia stato incluso o aggiunto a un alimento e che non ci si aspetterebbe di trovare naturalmente in quell’alimento”. Nel novembre 2015, a seguito di 3 petizioni da parte di cittadini richiedenti alla FDA di rivedere l’uso del termine “natural”, l’agenzia chiese commenti in merito all’utilizzo della dicitura nelle etichette di prodotti per il consumo umano. Nello specifico, la FDA chiese se fosse appropriato definire il termine “natural”, come dovesse essere definito il termine e come si potesse definire l’uso appropriato di tale definizione sulle etichette alimentari. Il periodo per la presentazione dei commenti si chiuse nel maggio del 2016, lasciando la FDA con più di 7.000 pareri da rivedere.

Definizione di ‘Healthy’

Per etichettare i propri prodotti come “Healthy” (sano), le norme vigenti della FDA richiedono che quantità specifiche del prodotto:

  • Contengano almeno il 10% del valore giornaliero di vitamina A, C, calcio, ferro, proteine o fibre;
  • Soddisfino i requisiti per le diciture di “basso contenuto di grassi” e “basso contenuto di grassi saturi”
  • Soddisfino i requisiti di soglia per il sodio e colesterolo.

A causa della continua evoluzione sulle raccomandazioni per salute pubblica e le critiche da parte dell’industria del settore sui criteri attuali, la FDA, a settembre 2016,  ha pubblicato una richiesta di informazioni per invitare l’opinione pubblica a ridefinire il termine “Healthy”.

Uno dei casi che ha portato a questa rivalutazione del termine ha coinvolto la società KIND LLC, alla quale fu indirizzata una lettera di avvertimento a marzo 2015, in seguito a una revisione di alcune etichette dei prodotti KIND; la FDA trovò, tra le altre cose, che alcuni prodotti avevano un percentuale di grassi saturi troppo alta per potere essere definiti sani.  In risposta, a dicembre 2015, KIND presentò alla FDA una petizione pubblica per sollecitare l’agenzia ad aggiornare la definizione di “Healthy” in modo che rispecchiasse meglio le moderne raccomandazioni alimentari. Ad esempio, l’attuale definizione di “Healthy” della FDA esclude cibi come frutta a guscio, avocado, salmone e uova. Nonostante abbiano un alto contenuto di grassi, questi alimenti sono generalmente riconosciuti essere parte di una dieta sana. Inoltre, la definizione corrente tiene in considerazione le vitamine A e C, che sono diventate volontarie secondo le nuove norme sui valori nutrizionali nelle etichette, e omette invece il potassio e la vitamina D, che sono ora obbligatori.

Fino a che la FDA non emanerà una nuova definizione di “Healthy”, i produttori possono continuare a usare la definizione attuale. La FDA applica anche un margine di discrezionalità per permettere la dicitura “Healthy” sulle etichette se il prodotto:

  • Non soddisfa il criterio di “basso contenuto di grassi”, ammesso che la somma dei grassi mono e polinsaturi sia maggiore della quantità totale di grassi saturi e che queste quantità siano dichiarate sull’etichetta;
  • Contiene almeno il 10% del valore giornaliero per quantità di riferimento abitualmente consumata (RACC) di potassio o vitamina D.

Gluten-Free

Ad agosto 2013, la FDA ha emanato una direttiva definitiva per poter classificare i propri prodotti alimentari come “gluten-free” (senza glutine). Oltre a “gluten-free”, questa definizione si applica anche ad alimenti etichettati come “free of gluten”, “no gluten” e “without gluten”.

Prima che la norma entrasse in vigore, non esisteva nessuno standard per l’uso di questi termini. Questo rappresentava un pericolo per i consumatori che soffrono di celiachia e per quali l’assunzione di  glutine può causare disturbi di salute.

Secondo la normativa FDA, un alimento può essere classificato come “gluten-free” se non contiene un ingrediente che:

  • Sia un tipo di grano, segale, orzo o una combinazione di questi cereali.
  • Sia un derivato di questi cereali e non abbia subito un processo per rimuovere il glutine.
  • Contenga 20 o piu parti per millione (ppm) di glutine.

Ciò include prodotti che sono di per sé senza glutine (come il riso), così come quelli che sono stati specificamente processati o formulati per rimuovere il glutine.

Organic

Il termine “organic” (biologico) sulle etichette dei prodotti alimentari è regolato dalla USDA, anche per i cibi sotto la giurisdizione della FDA. Esistono quattro modi per etichettare i prodotti come “organic”:

  • Prodotti con il 100 percento di ingredienti biologici possono utilizzare l’Organic Seal della USDA o il termine “100 percent organic”.
  • Prodotti con almeno 95 percento di ingredienti biologici possono utilizzare l’Organic Seal della USDA o il termine “organic”.
  • Prodotti contenenti da 70 a 95 percento di ingredienti biologici possono usare la frase “made with organic _____________.”
  • Prodotti con meno del 70 percento di ingredienti biologici possono dichiarare i singoli ingredienti biologici solo nell’elenco degli ingredienti.

Acqua e sale non dovrebbero essere considerate quando si calcola la percentuale di ingredienti biologici in un alimento.

La normativa USDA per includere la dicitura di biologico sulle etichette degli alimenti è rigida ed estesa. Ad esempio, l’agenzia non riconosce un ingrediente come biologico se è prodotto con ingegneria genetica, radiazioni ionizzanti o con fanghi da depurazione; o se solfiti, nitrati o nitriti sono aggiunti durante la produzione o trattamento del prodotto. Inoltre, molti alimenti dichiarati biologici devono essere supervisionati da un agente certificatore autorizzato dal USDA National Organic Program. È consigliabile che i produttori si informino su tutti i requisiti della USDA prima di dichiarare il proprio prodotto “organic”.

Non-GMO

Una tendenza in crescita nell’industria alimentare nell’ultimo decennio è stata l’etichettatura dei prodotti come non contenenti ingredienti modificati geneticamente (genetically modified organisms). Al momento, non esiste nessuna normativa riguardo alle dichiarazioni di “GMO” o “non-GMO”, ma questo è destinato a cambiare.  A luglio 2016, l‘allora presidente Barack Obama firmò un disegno di legge richiedente la USDA di creare un’indicazione obbligatoria per i cibi geneticamente modificati. La legge decretò 2 anni di tempo per determinare lo standard e stabilire le regole per farlo applicare. Queste norme dovranno specificare la quantità di sostanze “GMO” che un prodotto può contenere  senza esplicitarle e il modo il cui il prodotto andrà etichettato. La legge chiede alla USDA di concedere ai produttori di comunicare gli ingredienti “GMO” via testo, un simbolo o un link. La legge non si applica solo ai prodotti regolati dalla USDA, ma anche a quelli sotto giurisdizione della FDA. Questo statuto si impone su ogni legge statale che era in vigore o in sviluppo.

I produttori alimentari che vogliono cavalcare l’onda del movimento per le “etichette trasparenti” dovrebbero fare attenzione che le dichiarazioni sulle etichette dei propri prodotti siano appropriate. Anche in assenza di normativa, la FDA emette lettere di richiamo alle aziende quando reputa che stiano divulgando dichiarazioni false e fuorvianti su termini come “Natural” o “gluten-free”. Dichiarazioni appropriate per questi termini possono aiutare le aziende a massimizzare le proprie vendite e a rimanere fuori dal radar della FDA.

 

La versione originale di questo post é stata pubblicata su Natural Products Insider.